RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA

Un’opportunità di innovazione per le imprese e il territorio

Introduzione

La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) sta assumendo sempre più valore come driver fondamentale per la crescita sostenibile e la competitività.

A tal proposito, la Regione Emilia Romagna ha organizzato un incontro, trasversale al ciclo di seminari sviluppati nell’ambito della definizione e condivisione del Programma Triennale della Regione, al fine di comprendere meglio quali opportunità la Responsabilità Sociale è in grado di generare nei confronti delle imprese e del territorio e quali benefici possano derivare dall’adozione di comportamenti responsabili.

Il presente Discussion Paper nasce a completamento del seminario del 18 novembre organizzato dalla Regione Emilia Romagna – “LA RESPONSABILITA’ SOCIALE D’IMPRESA. Un opportunità di innovazione per le imprese e il territorio” – con la finalità di avviare un confronto e una discussione sulla rilevanza del tema. (Per richiedere il materiale del seminario del 18 novembre invia una mail ad info@bilanciarsi.it).

Il Discussion Paper è stato scritto da due dei relatori presenti al seminario del 18 novembre: Andrea Casadei, del Centro Studi BilanciaRSI, e Walter Sancassiani, del Focus Lab.

Vi invitiamo a leggere il DISCUSSION PAPER presente in questo sito e a partecipare alla discussione attraverso la compilazione del QUESTIONARIO presente nell’ultima sezione del sito.

La Responsabilità d’Impresa: evoluzione e prospettive internazionali e nazionali

La Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), o Corporate Social Responsibility (CSR), sta assumendo sempre più importanza negli ultimi anni, specialmente in riferimento alle nuove convinzioni del fare impresa, orientate ad una gestione maggiormente sostenibile delle attività. Tali convinzioni ribadiscono che le forme più solide e durature di sviluppo e competitività, sia imprenditoriali che territoriali, sono quelle che tengono in considerazione non soltanto gli aspetti economici, ma anche gli impatti cosiddetti “ESG”. Con tal espressione si esplicita la necessità da parte delle organizzazioni di rendere conto ai molteplici portatori di interesse (es. risorse umane, clienti, Istituzioni, comunità, fornitori, ambiente, ONG) delle performance ambientali (Environmental), sociali (Social) e di governo (Governance).

Un primo approccio moderno al tema della RSI, risale agli anni ’20, quando, negli Stati Uniti d’America, nacque il dibattito sulla necessità per i dirigenti di azienda di operare non solo nell’interesse degli azionisti (gli shareholder), ma anche di tutta una serie di interlocutori aziendali (stakeholder).

Tale dibattito venne abbandonato in seguito alla crisi degli anni ’30 e successivamente ripreso durante gli anni ’50, da studiosi come Howard Bowen, considerato il “padre” della Corporate Social Responsibility (CSR), Keith Davis e William Frederick, con l’intento di sviluppare una riflessione per restituire quella fiducia ai mercati, che era venuta meno in seguito alla Grande Depressione e ai due conflitti mondiali.

Alcune rilevanti iniziative e contributi internazionali e nazionali

In Europa, invece, il dibattito sul tema della RSI indubbiamente risulta più recente. In particolare, la tematica trova spazio nell’agenda politica europea, in occasione del Consiglio Europeo di Lisbona, nell’anno 2000. Una dei fondamentali obiettivi strategici scaturiti dal Summit e condivisi dai Capi di Stato e di Governo dell’Unione europea è infatti quello di impegnarsi per fare in modo che l’Europa divenga “l’area economica basata sulla conoscenza più dinamica e competitiva del mondo, capace di una crescita economica sostenibile, con maggiori opportunità di lavoro e più forte coesione sociale”. Ancora l’espressione “Responsabilità Sociale d’Impresa” non viene espressa, ma già sono presenti tutta una serie di locuzioni quali “coesione sociale”, “crescita economica sostenibile”, “area economica basata sulla conoscenza” che portano in sé gli elementi primari della RSI.

Bisogna attendere l’anno successivo, il 2001, quando l’Unione Europea pubblica il Libro Verde “Promuovere un quadro europeo per la Responsabilità Sociale: un contributo delle imprese allo sviluppo sostenibile”.

In questo documento si fa espresso riferimento alla “Responsabilità Sociale d’Impresa”, di cui viene fornita anche una prima ed importante definizione: “l’integrazione volontaria delle problematiche sociali ed ecologiche nelle operazioni commerciali e nei rapporti con tutte le parti interessate”.

E’ possibile notare come vengano ripresi gli elementi costitutivi della RSI: l’attenzione da parte delle imprese agli aspetti socio-ambientali (non solo puramente economici), derivanti dal proprio business (operazioni commerciali) e l’importanza di inquadrare tale attenzione all’interno dei rapporti con i propri stakeholder.

I primi anni del 2000, inoltre, rappresentano un periodo di forte fermento nel campo della Responsabilità Sociale e vedono nascere diverse iniziative di rilievo:

  • il Global Compact delle Nazioni Unite, network multi-stakeholder che unisce governi, imprese, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni sindacali e della società civile, al fine di promuovere su scala globale la responsabilità sociale. La missione del Global Compact è quella di promuovere la responsabilità sociale delle imprese per sostenere il mondo del business nel trovare soluzioni alle sfide della globalizzazione, con il fine ultimo di costruire un’economia globale più inclusiva e più sostenibile.
  • il Global Reporting Iniziative (GRI) che pubblica nel 2000 le prime Linee guida per la rendicontazione sociale. Istituito nel 1997, grazie alla partnership tra CERES (Coalition for Environmentally Responsible Economies) e UNEP (United Nations Environment Programme), il GRI è un network multi-stakeholder composto da imprese, ONG, associazioni di esperti contabili, organizzazioni imprenditoriali e altri stakeholder a livello internazionale attivi sulle tematiche inerenti alla Responsabilità Sociale d’Impresa. La missione del GRI è quella di sviluppare, fornire e promuovere linee guida di riferimento globale per la redazione di Bilanci Sociali/di Sostenibilità che descrivano e comunichino trasparentemente gli impatti di natura economica, ambientale e sociale che le imprese o l’organizzazioni generano attraverso le proprie attività.
  • Nel 2000, l’OCSE pubblica le “Linee Guida destinate alle imprese multinazionali”, uno dei principali strumenti internazionali connessi al tema della RSI, in quanto esplicitano e promuovono principi ispirati ai concetti di sviluppo sostenibile e gestione responsabile d’impresa.
  • Per l’Italia, è da segnalare l’iniziativa del GBS – Gruppo di Studio per il Bilancio Sociale, il quale ha predisposto uno standard per la rendicontazione che identifica i principi di redazione del bilancio sociale e i contenuti del documento.

A livello accademico, in questo periodo, un impulso molto forte allo sviluppo della RSI proviene in particolare da due contributi:

  • Nel 2004, Edward Freeman re-interpreta il concetto di CSR, definita dall’economista come “Company Stakeholder Responsibility”. L’intento è principalmente quello di ampliare i concetti di “responsabilità” e “sostenibilità”, slegandoli dal solo mondo imprenditoriale, per ricomprendere ogni tipologia di organizzazione. Infatti il termine “Company” fa riferimento a tutte le tipologie di organizzazioni, non solamente a quelle produttive (Corporate). Inoltre la nuova definizione di CSR vuole focalizzare la prospettiva sugli stakeholder. Per questo il termine “Social”, spesso fuorviante e non comprensivo ad esempio di una attenzione all’ambiente, viene sostituito con quello di “Stakeholder”, ad indicare che il principale obiettivo della RSI è quello di creare valore per tutti gli stakeholder di riferimento dell’organizzazione. Il termine “Responsibility” invece si mantiene invariato, a significare che non si può separare il business dall’etica. Questo nuovo approccio alla CSR si sofferma sul ruolo primario degli stakeholder. Secondo Freeman, un’organizzazione, per essere realmente responsabile, deve riuscire ad integrare tutte le aspettative dei diversi stakeholder che ruotano attorno ad essa.
  • In un saggio del 2007, Porter e Kramer affermano che la RSI, per essere davvero tale, deve necessariamente rappresentare una vera e propria leva strategica per la competitività delle organizzazioni. Gli autori sostengono la totale integrazione tra strategia imprenditoriale e strategia sociale. La RSI non deve quindi essere un “qualcosa di più” per l’azienda, slegata dal suo modello di business, bensì funzionale alla competitività dell’azienda sui mercati e all’interno dello scenario socio-economico. Porter e Kramer sostengono inoltre che “bisogna iniziare a pensare in termini di integrazione sociale d’impresa”.

Tali contributi hanno il pregio di rafforzare la convinzione che è necessario ripensare un modello di fare impresa, basato appunto sull’integrazione tra sostenibilità e crescita, tra sviluppo e coesione. Tale integrazione viene maggiormente chiarita anche con l’espressione “People, Profit, Planet”, ad indicare una profonda connessione tra l’aspetto economico (Profit), sociale (People) ed ambientale (Planet). In base a questa necessità di integrazione tra aspetti ESG (sostenibilità) ed economico-finanziari (crescita) si sta iniziando a parlare di Responsabilità d’Impresa o Corporate Responsibility (CR), piuttosto che di Responsabilità Sociale d’Impresa. Il termine ‘sociale’ infatti creerebbe una distinzione netta tra aspetti non finanziari e finanziari, quando invece dovrebbe innescarsi tra loro una sinergia.

In questo scenario anche gli interventi istituzionali, relativi all’attuazione di una semplificazione amministrativa dei pubblici uffici, sono efficaci per rendere più semplici le procedure affinchè le imprese possano realizzare interventi e/o obiettivi di sostenibilità in tempo minore.

Gli sviluppi degli ultimi anni, verso il futuro

Nel corso degli ultimi dieci anni, la RSI ha assunto una importanza sempre maggiore.

Tra il 2010 e il 2011, ad esempio, sono nate molte iniziative inerenti alla RSI:

  • in occasione della Conferenza Ministeriale per il 50mo anniversario dell’OCSE, è stata adottata la versione aggiornata delle Linee Guida. La necessità di aggiornare le Linee Guida OCSE risiede negli ultimi cambiamenti avvenuti nel panorama internazionale dopo il 2000, anno dell’ultima revisione del documento: l’insorgere della crisi finanziaria ed economica, la perdita di fiducia nei mercati, i cambiamenti indotti dal fenomeno del climate change.
  • Il GRI e l’OCSE hanno firmato un accordo per supportare le organizzazioni nello sviluppo del loro business sostenibile. L’accordo, firmato a fine 2010 e con valenza triennale si pone l’obiettivo di migliorare la responsabilità sociale e la trasparenza gestionale delle imprese, attraverso gli strumenti promossi dalle due organizzazioni: le Linee Guida OCSE per le multinazionali e lo standard di rendicontazione sociale redatto dal GRI.

In questi anni si sta assistendo, inoltre, ad un’evoluzione nel campo della rendicontazione, che costituisce senz’altro una prospettiva importante per il futuro della Responsabilità d’Impresa. Molte sono le iniziative avviate per migliorare il sistema di reporting e comunicazione della RSI.

In quest’ottica, si stanno da un lato migliorando e perfezionando gli strumenti già esistenti, mentre dall’altro stanno sorgendo vere e proprie riflessioni innovative, legate al processo di rendicontazione, che di certo influenzeranno non solo l’evoluzione dei temi legati all’accountability non finanziaria, ma anche l’intera modalità di gestione e di rendicontazione delle aziende:

  • la nuova generazione di linee guida: GRI – G4. Le linee guida del GRI sono in continua evoluzione, al fine di offrire il migliore standard di reporting per ogni tipologia di organizzazione. Lo sviluppo di nuove linee guida è certamente influenzato dalle esigenze in seno alle diverse tipologie di stakeholder.  Quando nel 2006 è stato pubblicato lo standard G3, queste linee guida erano fortemente legate agli sviluppi nel campo dei diritti umani. Lo standard G4, invece, è legato alle crescenti richieste da parte degli investitori, della società civile e di altri stakeholder di ottenere una comunicazione più ampia e più dettagliata delle performance non finanziarie delle organizzazioni. In quest’ottica il GRI sta sviluppando un set di linee guida che aiutino le organizzazioni a redigere report relativi alle performance non finanziarie. Inoltre, è previsto un aggiornamento con ulteriori principi, come quelli offerti dal Global Compact e dalle Linee Guida OCSE. La bozza finale delle G4 verrà pubblicata nel 2013 e verrà sviluppata mediante un processo di concertazione e consultazione multistakeholder, alla base del network del GRI.
  • Il Report Integrato. La rendicontazione integrata costituisce un’importante prospettiva di sviluppo futuro della RSI e rappresenta un’innovativa forma di reporting che integra in un unico documento le performance finanziarie, economiche, ambientali, sociali e di governance di una organizzazione. I report integrati non rappresentano un appesantimento nel sistema di rendicontazione e reporting dell’organizzazione, ma sono una vera e propria opportunità poiché:

> enfatizzano il legame fondamentale fra performance finanziaria e non finanziaria, fornendo dunque una visione comprensiva delle performance di un’organizzazione;

> rinforzano le previsioni sui rischi e danno l’opportunità alle organizzazioni di minimizzare i rischi e di identificare nuove opportunità;

> migliorano la strategia e la governance, con la possibilità di prendere decisioni più informate, in quanto includono anche una valutazione dei fattori economici ed ESG delle imprese;

> comunicano efficacemente il valore prodotto dall’organizzazione, in modo completo, chiaro, conciso, comparabile, poichè l’integrazione di informazioni finanziarie e non finanziarie permette di quantificare il valore della RSI.

La rendicontazione integrata potrebbe anche indurre l’azienda a concentrarsi sulla propria value chain, incoraggiando le organizzazioni a comunicare in modo chiaro quali sono le ‘componenti’ della loro filiera (ad esempio le caratteristiche dei fornitori chiave) e ad adottare decisioni più sostenibili circa le strategie di investimento e lo sviluppo di relazioni. Le organizzazioni, infatti, sono consce che una chiara comunicazione delle performance finanziarie e non finanziarie è essenziale per rispondere adeguatamente alle opportunità e ai rischi presenti sul mercato e per conservare e accrescere il proprio valore.

Una ulteriore iniziativa di rilievo nel campo della RSI, che senza dubbio costituisce un’importante prospettiva di sviluppo futuro delle tematiche in oggetto, è costituita dalla recente pubblicazione, a cura della Commissione Europea, della Comunicazione “Una strategia rinnovata dell’UE per la Responsabilità Sociale d’Impresa 2011-2014”.

La Comunicazione fa parte di un più ampio ‘pacchetto’ di misure volte a rafforzare l’idea di sviluppare un business europeo socialmente responsabile.

All’interno della Comunicazione, la Commissione Europea individua un frame work globale per la RSI e invita tutte le imprese ad impegnarsi entro il 2014 a considerare almeno uno dei seguenti set di principi e linee guida, nello sviluppo del loro approccio alla RSI: il Global Compact dell’ONU, le Linee guida OCSE, precedentemente menzionate, e lo standard ISO 26000. Quest’ultimo strumento, nato da un processo di concertazione di diversi paesi e rappresentanti dei principali gruppi di stakeholder, è entrato a far parte delle norme tecniche italiane nei primi mesi del 2011 e fornisce alle organizzazioni uno standard applicabile alle pratiche di Responsabilità Sociale d’Impresa.

La Comunicazione propone due interessanti novità nel campo della RSI:

  • una definizione aggiornata di CSR, intesa come “la responsabilità delle imprese per gli impatti che hanno sulla società”. Una definizione che tiene quindi conto di tutti gli impatti delle imprese sulla società e che integra preoccupazioni sociali, ambientali, etiche e relative ai diritti umani, nelle proprie attività e nella strategia, in stretta collaborazione con i propri stakeholder.
  • un piano d’azione per il periodo 2011-2014, contenente proposte concrete, al fine di guidare e coordinare le politiche sulla Responsabilità Sociale degli Stati Membri dell’UE e sostenere la Strategia Europa 2020, il cui obiettivo è quello di rilanciare il sistema economico, promuovendo una crescita:

> intelligente, basata sul conoscenza ed innovazione;

> sostenibile, ovvero in grado si sviluppare efficienza in termini di risorse e competitività;

> solidale, con un alto tasso di occupazione e coesione sociale.

Si evince quindi che tale modello di sviluppo è ancorato saldamente al tema della RSI (sostenibilità, coesione sociale) e degli asset intangibili, come il capitale umano (conoscenza) e organizzativo (innovazione).


Le prospettive sulla RSI a livello regionale

In termini di prospettive future a livello regionale, è importante citare due documenti:

  • lo schema di Protocollo d’Intesa tra regione Emilia-Romagna e Ministero dello Sviluppo Economico, finalizzato a promuovere la crescita e la competitività sostenibile delle piccole e medie imprese (PMI) e dei territori emiliano-romagnoli attraverso gli strumenti   propri   della   RSI e delle potenzialità offerte dalle sinergie di rete tra PMI;
  • la Risoluzione sui temi della RSI firmata dall’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna il 7 luglio 2011, in cui si chiede che la Regione svolga un ruolo di leader a livello nazionale per la promozione di politiche innovative di RSI e che all’interno del programma triennale vengano individuate azioni e programmi di RSI.

Senza dubbio il successo di queste iniziative, che gettano un ponte tra il presente e il futuro della rendicontazione e dei temi legati alla sostenibilità, dipenderà anche dalla predisposizione di meccanismi efficaci di concertazione e dalla creazione di relazioni sinergiche tra istituzioni pubbliche e organizzazioni private. In particolare la creazione di un framework pubblico-privato sarà in grado di convogliare differenti e complementari know-how per la  promozione della RSI  e di perseguire lo sviluppo della sostenibilità nel modo più efficiente ed efficace.

In questo contesto, all’interno dell’ “European Global Compact Local Network Meeting”, dal titolo “Public-Private Joint Efforts Towords Rio+20”, svoltosi a Roma nell’ottobre del 2011, è stata sottolineata l’importanza di una sinergia tra pubblico e privato. In tale contesto, si è rimarcato che, la Conferenza “Rio +20” programmata dalle Nazioni unite per il 2012 a Rio De Janeiro, sui temi dello sviluppo sostenibile, sarà incentrata su due obiettivi, uno dei quali è il tema della trasformazione del sistema economico per superare la crisi mondiale.  Al fine di perseguire tale obiettivo, sarà essenziale prevedere un partenariato fra pubblico e privato.

Nell’ottica di sviluppare efficaci partenariati tra pubblico e privato, è fondamentale quindi sia il contributo che i privati daranno allo sviluppo della RSI, al fine di infondere una maggiore propulsione al processo globale di sviluppo sostenibile, sia l’azione delle pubbliche amministrazioni che hanno la possibilità (e la responsabilità) di farsi promotrici della RSI, aiutando il settore privato, attraverso:

  • i processi di semplificazione amministrativa dei pubblici uffici: la semplificazione amministrativa che, ad esempio, la Regione Emilia-Romagna sta realizzando, costituisce una leva efficace per rendere più semplici e snelle le procedure burocratiche e per sostenere le imprese a realizzare interventi e/o obiettivi di sostenibilità in tempo minore;
  • la messa in rete degli Sportelli Unici per le Attività Produttive: gli SUAP infatti costituiscono vere e proprie antenne territoriali per la promozione e la diffusione di buone pratiche di sostenibilità. La realizzazione di una rete di interscambio informativo tra gli SUAP, che si sta sviluppando in Emilia-Romagna, unitamente ad una semplificazione delle procedure amministrative, consentirà di velocizzare il passaggio di informazioni, prassi, procedure alle imprese per aiutarle a sviluppare programmi di sostenibilità;
  • la realizzazione di virtuosi processi di accountability: prima di tutto, le stesse Pubbliche Amministrazioni dovrebbero dare il buon esempio, con l’implementazione di un reporting sostenibile legato alle attività e ai propri impatti sugli stakeholder.

Tutte le iniziative, sinteticamente descritte, concretizzano l’impegno e la volontà degli attori sociali di portare avanti una riflessione sui temi della sostenibilità e della RSI, sostanziali per far fronte alla crisi economica. Ora più che mai, occorrono efficaci processi di coordinamento e cooperazione tra i differenti soggetti pubblici, privati e della società civile. Il fine è quello di massimizzare i benefici delle strategie e degli strumenti attivati e di creare le condizioni favorevoli per una crescita sostenibile, un comportamento delle imprese responsabile, un’occupazione stabile e duratura nel medio e lungo termine.

Contributo di Andrea Casadei – Centro Studi BilanciaRSI

Esperienze territoriali di Responsabilità Sociale d’Impresa in Emilia-Romagna

Negli ultimi anni sono state organizzate e sviluppate diverse iniziative di promozione e applicazione di progetti di Responsabilità Sociale d’Impresa in vari ambiti tematici sul territorio della regione Emilia-Romagna, e realizzate da diversi stakeholders: Pubbliche Amministrazioni, associazioni imprenditoriali, Camere di Commercio, associazioni imprenditoriali, o tramite partnership pubblico-private e imprese e organizzazioni no-profit, agenzie di servizi, oltre a numerose singole imprese a livello individuale.

Queste azioni ed esperienze sono state realizzate utilizzando vari approcci metodologici e strumenti e livelli operativi: indagini, premi, progetti pilota, ricerche, indagini, eventi specifici, seminari e corsi di formazione.

Le principali aree di intervento della RSI sono le più tradizionali tra quelle riconosciute su scala internazionale: qualità del lavoro/risorse umane, rapporti e progetti con il territorio, rendicontazione sociale, innovazione ambientale, sicurezza. Tuttavia, si segnalano anche alcune esperienze, su ambiti nuovi della RSI, come la filiera fornitori, modalità di stakeholder engagement, interventi di work-life balance, co-progettazione di progetti con il mondo no-profit, mobilità sostenibile casa-lavoro, supporto all’imprenditoria sociale.

Di seguito sono indicate sinteticamente diverse iniziative di RSI realizzate, o in corso, da parte di vari attori istituzionali, imprenditoriali e no-profit su scala regionale.

Iniziative pubbliche

A) Regione Emilia-Romagna

La Regione Emilia-Romagna ha previsto alcune iniziative di supporto negli ultimi anni rispetto alla RSI con vari strumenti. La Legge regionale n. 5/2005 sul Lavoro prevede il Cap. VIII sulla Responsabilità Sociale d’Impresa con vari interventi dedicati alla promozione presso imprese ed enti pubblici (art. 46).

Il Programma Triennale per le Attività Produttive precedente (L.R. 3/1999, art. 54, comma 4 Asse 2 Piano Qualità Regionale si segnala la Misura 2.1 interventi a sostegno di progetti di sviluppo di sistemi di gestione globale ed integrata della qualità) ha previsto un bando dedicato alla RSI con il cofinanziamento di due progetti riguardanti le filiere dell’edilizia e dell’agro-industria.

Nell’ambito della Misura 2.1 Az. A è stata supportata, congiuntamente alle misure di adozione di strumenti aziendali per la qualità, l’applicazione dello Standard “sociale” SA8000 a garanzia del rispetto di fondamentali valori etici all’interno di tutta la filiera e del Regolamento UE EMAS come sistema di gestione ambientale. Attualmente le imprese certificate con il Reg. UE EMAS sono 182 e quelle con lo standard internazionale SA8000 sono 52.

Si segnala inoltre il Protocollo d’intesa tra la Regione Emilia-Romagna e il Ministero dello Sviluppo Economico per la Diffusione della conoscenza e promozione delle Linee guida OCSE in materia di responsabilità sociale, anche nei processi di internazionalizzazione delle imprese. Al fine di diffondere la cultura della responsabilità sociale d’impresa, è stato avviato un percorso di sensibilizzazione che ha coinvolto i responsabili degli Sportelli Unici per le Attività Produttive della regione.

Nell’ambito del Programma Operativo Regionale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale POR FESR 2007- 2013, all’interno dei bandi previsti, si sono utilizzati criteri premianti in ottica di profili di responsabilità sociale d’impresa (es. imprenditoria femminile, conciliazione dei tempi di lavoro con la cura delle persone, innovazione in campo ambientale e riduzione dei rischi sui luoghi di lavoro, imprenditoria giovanile, ricadute positive sull’occupazione).

Sempre in questo Programma si segnalano le Misure di incentivazione finalizzate a investimenti orientati alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale del ciclo produttivo (Attività III.1.1 – Aree produttive ecologicamente attrezzate, Attività III.1.2 –  Progetti di qualificazione energetico-ambientale nelle Pmi).

Da metà anni 2000, ma molto più recentemente negli ultimi anni, le nove Province hanno promosso e realizzato diverse iniziative di RSI, sia individualmente che in collaborazione con associazioni imprenditoriali, ordini professionali e associazioni non profit. Di seguito si segnalano alcune tra le principali iniziative di RSI.

B) Provincia di Piacenza

  • Sportello di Responsabilità sociale d’impresa e indagine conoscitiva presso le imprese – Camera di Commercio
  • Rilevazione di Pratiche di RSI in area piacentina – Provincia

C) Provincia di Parma

  • Premio Qualità Sociale d’Impresa – Provincia
  • OsservaRSI – CNA Parma:
  • Parmaalimenta, imprese & Istituzioni locali: Sportello di Responsabilità sociale d’impresa –
  • Progetto Parmadona – CSV, Ordine Commercialisti & Facoltà di Economia

D) Provincia di Reggio Emilia

  • Premio innovazione Sostenibile – Confindustria Giovani Reggio
  • Corso sulla RSI – Ordine Commercialisti

E) Provincia di Modena

  • Premio RSI in provincia di Modena – 6 edizioni 2005-2011 – Provincia
  • Indagine sulla RSI nei distretti industriali – 2004, 2008 – Focus Lab e Provincia
  • Club Imprese modenesi RSI – dal 2009 – Comune di Modena e 8 associazioni imprenditoriali

F) Provincia di Bologna

  • Ricerca indagine su buone pratiche di RSI – Provincia
  • Progetto Life GAIA – Comune di Bologna

G) Provincia di Forlì-Cesena

  • Progetto UGO, Certificazione di Innovazione Responsabile – CISE Camera di Commercio

H) Provincia di Rimini

  • Progetto PercoRSI – Camera di Commercio – Onlus Figli del Mondo

I) Ravenna

  • Progetti sociali in cerca di adozione: appello alle aziende – Comune di Ravenna
  • Azioni per promuovere la RSI – Camera di Commercio di Ravenna
  • Progetto Equal AGAPE – Provincia di Ravenna

L) Ferrara

  • La CSR in Provincia di Ferrara: Terraetica – Camera di Commercio Ferrara
  • La gestione etica dell’impresa: responsabilità sociale e certificazione SA 8000

Iniziative del mondo imprenditoriale

Anche da parte del mondo delle associazioni imprenditoriali sono state promosse numerose iniziative di promozione della RSI, sia in modo autonomo che parallelamente ad iniziative in partenariato con Enti pubblici o associazioni di volontariato, come indicato precedentemente.

Le varie iniziative si sono realizzate mediante vari strumenti: indagini sulla percezione e attività realizzate da imprese associate, corsi su specifici ambiti e strumenti di RSI, convegni, guide, raccolta di buone pratiche, ricerche.

Tra le diverse, se ne segnalano alcune:

> Progetto sul Bilancio Sociale – Unindustria Bologna Gruppo Giovani

> Indagine pratiche di RSI – Confindustria Modena Gruppo Giovani

> Guida alla RSI – Confindustria Modena Gruppo Giovani.

> Indagine RSI di distretto – Confindustria Ceramica

> Repertorio Buone Pratiche di RSI – Confindustria Ceramica

> Indagine Pratiche di RSI nel commercio  - Confesercenti

> Impronta Etica – valutazione del valore aggiunto sul territorio da impegni di RSI.

Parallelamente ad iniziative di mappatura, seminari di sensibilizzazione e corsi, vi sono anche iniziative di co-progettazione in rete da parte di imprese per “incubare” interventi-progetti di RSI. Si segnala ad esempio il Club Imprese modenesi per la RSI nato nel 2009. In tre anni sono state coinvolte 111 imprese di varie dimensioni, grandi, PMI, micro imprese, di diversi settori industriali, dalla meccanica alla logistica, dai servizi alla ceramica industriale, da banche cooperative a multi-utilities.

Le attività si svolgono in laboratori tematici a cadenza mensile, ospitati a rotazione dalle singole imprese partecipanti, che prevedono anche visite. L’impegno delle singole imprese è quello di realizzare un progetto di RSI all’anno, in partnership o individualmente, e progetti trasversali tra le organizzazioni del gruppo.

In tre anni sono stati promossi circa 70 progetti nel complesso, attinenti a diverse aree di RSI: miglioramento dei rapporti con il territorio, del benessere dei dipendenti e della qualità del lavoro, rendicontazione sociale-ambientale, innovazione ambientale tecnologica, asilo nido interaziendale, gruppi di acquisto e servizi ai dipendenti, progetti in partnership con associazioni di volontariato, ma anche attività di benchmarking rsi e valutazione del valore aggiunto creato per vari stakeholders. Le attività del Club sono promosse dal Comune di Modena in collaborazione con varie associazioni imprenditoriali quali Confindustria Modena, Confapi pmi Cna, Lapam, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Legacoop.

Si segnala anche un’esperienza simile tra CCIAA di Rimini e l’onlus Figli del Mondo di Rimini.

Note su punti di forza e debolezza

In sintesi il profilo regionale sulla RSI si caratterizza per un variegato contesto di iniziative e strumenti gestionali di applicazione. Prevalgono tuttavia maggiormente le iniziative culturali di sensibilizzazione (corsi, convegni, seminari), conoscenza quantitativa (indagini), valorizzazione (premi e osservatori di buone pratiche) rispetto a progetti pilota di accompagnamento e sperimentazione di nuovi approcci e strumenti gestionali in ottica RSI.

I principali temi di RSI a cui si è prestata attenzione nelle varie iniziative riguardano: qualità del lavoro, conciliazione tempi di vita e lavoro, ambiente, rapporti con il territorio mediante progetti di sostegno per la coesione sociale e l’inclusione di soggetti disabili nel mondo del lavoro. Resta ancora diffusa una percezione della RSI come sinonimo di attività di filantropia.

Tra gli strumenti di gestione e corsi sulla RSI, le iniziative in merito hanno focalizzato l’attenzione sullo strumento del Bilancio Sociale d’Impresa, sulla certificazione dello standard SA8000, sul Codice etico o Carta dei Valori.

Gli standard di riferimento internazionali sono vari: le Linee Guida OCSE, in parte gli Obiettivi del Millennio dell’ONU, il Global Compact ONU e le Linee Guida internazionali GRI. Ancora rare le esperienze di sperimentazione secondo i riferimenti della nuova guida internazionale RSI Iso26000.

Minore attenzione, con pochi casi su scala regionale, circa le esperienze su nuove aree di intervento di RSI quali: interventi di Green Supply Chain, Green Procurement d’impresa, Welfare aziendale-territoriale, nuove forme di stakeholder engagement e progetti in partnership tra imprese e mondo no-profit del territorio al di là di azioni di filantropia e azioni di Diversity Management.

Poco indagate e valorizzate, inoltre, sono le correlazioni tra impegni di RSI e competitività d’impresa, il rapporto tra premialità pubbliche e impegni di RSI volontari, anche se alcune iniziative regionali hanno iniziato a lavorarci.

Sono ancora poco conosciute ed esplorate altre aree di intervento e opportunità di applicazione di RSI più innovative ed integrate per le varie funzioni d’impresa. La RSI è ancora vista come “fattore da aggiungere” a modelli di business esistenti anziché come “fattore da integrare” trasversalmente nelle funzioni d’impresa.

Tuttavia, dalle attività e dai progetti di RSI, che emergono dai vari premi e dalle indagini svolte in vari settori industriali, si evince l’esistenza di centinaia di pratiche di “RSI inconscia-destrutturata”, sviluppate mediante diverse modalità ed interventi volontari episodici. Tali pratiche sono focalizzate su singoli temi (o sociali o ambientali), ma comunque segnalano un ricco panorama di relazioni tra le imprese e il territorio, con ricadute positive in termini di azioni di cambiamento e sviluppo di capitale sociale a supporto dell’economia regionale, delle istituzioni pubbliche e dei singoli stakeholders.

Necessità di premialità: semplificazioni amministrative, supporto, collaborazione, visibilità di reti, assistenza tecnica, accesso a co-finanziamento, progetti pilota, partecipazione a reti d’impresa per sviluppare nuovi business.

Proposte per la RSI regionale

Considerato che molte organizzazioni, grandi, PMI e micro imprese della regione praticano nei fatti diverse forme di RSI in modo “inconsapevole”, destrutturata e poco comunicata, sono auspicati vari interventi per invertire questa tendenza e per trasformare le buone pratiche “spontanee” in pratiche maggiormente valorizzanti, continue e trasversali. Questo permetterà di cogliere appieno le varie opportunità offerte dalla RSI mediante un approccio gestionale d’impresa orientato alla sostenibilità trasversale, economica, ambientale e sociale.

Dal punto di vista strategico e operativo, la RSI va resa appetibile e gestibile come “fattore da integrare”:

  • internamente, come elemento di innovazione gestionale nei diversi settori organizzativi: dalla ricerca e sviluppo, alla logistica, al marketing, alla gestione delle risorse umane;
  • esternamente, come elemento distintivo e competitivo, finalizzato a produrre diversi vantaggi trasversali: minori costi legati a minori sprechi, nuovi prodotti dal profilo green per nuovi clienti, migliore clima di lavoro, migliore reputazione, migliori rapporti con client esistenti, dipendenti, fornitori, enti pubblici e territorio in generale.

Rispetto agli anni passati, sono attualmente disponibili e accessibili nuovi strumenti gestionali e molte pratiche che offrono esempi a vari livelli e in riferimento a diversi settori e tipologie d’impresa. E’ necessario evitare di focalizzare interventi su specifici strumenti per evitare “mode” temporanee e settoriali.

Vanno adottati approcci integrati alla RSI, modulabili e adattabili alle esigenze delle singole imprese , progettati su standard internazionali aggiornati e scelti in funzione di obiettivi misurabili. E’ necessario, inoltre, il coinvolgimento effettivo delle varie funzioni d’impresa e dei diversi stakeholders esterni di riferimento, per favorire la creazione di una cultura d’impresa orientata ad una crescita sostenibile, innovativa e duratura. Tali approcci devono essere realizzati anche in funzione delle dimensioni e dei settori industriali e basati sui diversi livelli di esperienze esistenti tra imprese nei singoli settori industriali: all’inizio di un percorso di RSI, in fase di prima sperimentazione o in fase avanzata.

I livelli di intervento e promozione di fattori facilitanti lo sviluppo della RSI come innovazione d’impresa e supporto alla competitività (anche nell’ambito del nuovo Piano Triennale regionale delle Attività Produttive) possono essere diversi e complementari. Essi sono da promuovere sia a livello di enti pubblici su area vasta, sia con approcci multistakeholder. Di seguito alcune piste di lavoro complementari:

Incentivi premianti

  • Semplificazioni autorizzative
  • Punteggi premianti nelle gare / appalti per acquisti di beni e servizi degli Enti Pubblici (es. Criteri di Green Public Procurement e RSI)
  • Partecipazione a progetti UE e reti d’impresa su ambiti RSI
  • Premio Regionale Buone Pratiche di RSI e logo dedicato promozionale
  • Co-finanziamenti mirati sugli strumenti di RSI (es. Bilancio Sociale/Sostenibilità, progetti di car-pooling, innovazione di eco-prodotto)
  • Ampliamento delle premialità Inail.

Informazione

  • Guide alla RSI aggiornate per singoli settori industriali su scala regionale, nei singoli distretti e con linguaggi e terminologie condivise a livello regionale
  • “Sportelli Info-Point RSI” presso le Camere di Commercio della Regione
  • “Portale Web CSR/RSI regionale” con raccolta di Buone Pratiche di settore, per dimensioni, per aree di RSI, documentazione, eventi, incentivi, partnership.

Formazione

  • Seminari formativi su strumenti di gestione in nuove e diversificate aree della RSI nelle 9 Province, mediante canali di supporto alle imprese.

Applicazioni e sperimentazioni (formazione sul campo)

  • Accompagnamento tecnico a “Progetti pilota di RSI” per singoli settori / distretti industriali, su singoli strumenti di gestione di RSI e su nuove aree di intervento RSI quali: Green Supply Chain, Green Procurement d’impresa, Welfare aziendale, nuove forme di stakeholder engagement e di progetti in partnership tra imprese e mondo no-profit del territorio, Diversity Management.

Networking

  • Forum regionale RSI e innovazione su scala regionale, con momenti di confronto, valutazione e progettazione di interventi di sviluppo della RSI, come elemento di sviluppo delle imprese e del territorio regionale
  • Raccordo e collaborazione tra le varie iniziative di promozione della RSI su scala provinciale e su scala regionale.

Ricerca

  • Valutazione delle correlazioni tra profilo/impegni di CSR/RSI e innovazione d’impresa
  • Analisi e valutazione delle correlazioni tra profilo/impegni di CSR/RSI e profittabilità
  • Sperimentazione di progetti in partnership per lo sviluppo della RSI e della Responsabilità Territoriale
  • Progetti in partnership su scala europea e confronto di pratiche peer to peer tra imprenditori.

Contributo di Walter Sancassiani – Focus Lab

Questionario

La invitiamo a partecipare alla discussione attraverso la compilazione del questionario, al fine di stimolare un dibattito sullo stato dell’arte della Responsabilità Sociale d’Impresa.
I dati saranno trattati da Bilanciarsi e la Regione Emilia Romagna in forma anonima e non saranno resi pubblici, se non in forma aggregata.