E’ nata la Social Impact Agenda per l’Italia

La piattaforma Social Impact Agenda per l’Italia nasce dall’esperienza dell’Advisory Board italiano (ADB) della Social Impact Investment Taskforce (SIIT), un’iniziativa promossa durante la Presidenza britannica del G7 nel 2013.

La piattaforma persegue la finalità di potenziare e sviluppare gli investimenti ad impatto sociale con l’obiettivo di rafforzare il terzo settore e la Cooperazione allo Sviluppo.

La Presidente di Social Impact Agenda per l’Italia, Giovanna Melandri, ha dichiarato che in Italia, ci sono ampie potenzialità per la corrente dell’impact investment; non solo nei settori tradizionali come welfare, istruzione e formazione, sanità e salute, ambiente e sostenibilità, politiche sociali, servizi alla persona e alla comunità, ma anche nell’accesso e nei servizi alla cultura.

Questi investimenti strategici potrebbero far fronte a moltissimi problemi sociali e, con un adeguato contesto economico e istituzionale potrebbero raggiungere i 30 miliardi di euro da qui al 2020.

In questo contesto, si colloca anche la trasformazione del quadro di riferimento concernete gli Aiuti allo Sviluppo Internazionale, in cui emergono nuovi attori come i paesi emergenti che sostengono  la cooperazione Sud-Sud, le istituzioni finanziarie e le imprese che investono risorse sempre più cospicue in attività economiche e sociali in una prospettiva di shared value, le fondazioni di carattere privato che sostengono finanziariamente e tecnicamente partenariati di sviluppo, etc.

A questi attori, si affiancano nuovi modelli ibridi di finanziamento e intervento che fanno sfumare il confine tra profit e non-profit, tra privato e pubblico e che nascono dalle scelte della comunità internazionale, che in vari momenti ha definito e condiviso principi e forme di regolazione che hanno identificato e favorito il coinvolgimento di nuove energie e risorse in ambito di sviluppo sostenibile.

Ne è un esempio l’ottavo obiettivo fondamentale in seno ai Millennium Development Goals (MDG), ovvero la necessità di sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo ponendo l’enfasi sull’interdipendenza tra sostenibilità economica e sostenibilità sociale, e sul ruolo del settore privato come fornitore non solo di risorse finanziarie ma soprattutto di conoscenza e know-how. Con l’obiettivo di rispondere alle sfide poste dai Sustainable Development Goals, la Conferenza di Addis Abeba (2015) ha introdotto un nuovo framework finanziario che garantisca le risorse necessarie.

D’altra parte, il coinvolgimento del settore privato nel perseguimento degli SDG prevede che i governi nazionali sviluppino un contesto favorevole agli investimenti privati per la realizzazione d’iniziative di sviluppo sostenibili, stabilendo sistemi normativi e procedure chiare, armonizzando le politiche, fornendo garanzie per gli investimenti e strumenti di intervento; a fronte di ciò, il settore privato deve pianificare gli investimenti industriali su orizzonti temporali più estesi e prendere in considerazione i principi di investimento responsabile.

A far luce su questi aspetti, ci ha pensato l’Advisory Board Italiano, grazie al rapporto finale “La Finanza che Include”, definendo quaranta priorità di intervento, organizzate per aree: offerta e domanda di investimenti ad impatto sociale e intermediazione tra i due.

 

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