Come utilizzare i Social Media per migliorare la Responsabilità Sociale d’Impresa

Bilanciarsi Valore Sostenibile
Bilanciarsi Valore Sostenibile
27 Maggio 2011
6 min di lettura

C’è stato un tempo in cui le aziende potevano decidere quali aspetti della propria attività comunicare e quali, invece, mantere segreti. Prima dell’avvento del World Wide Web, infatti, i responsabili della comunicazione aziendale emettevano comunicati cartacei ogni volta che ritenevano di avere in mano qualcosa che avrebbe impressionato il pubblico. Gli aspetti negativi, o anche quelli non troppo positivi, difficilmente venivano resi pubblici dai cosiddetti guardiani della reputazione.

Parallelamente, però, stava emergendo una tendenza crescente nel business, definita Corporate Social Responsibility – CSR – (in italiano Responsabilità Sociale d’Impresa, da cui l’acronimo RSI). Al centro di questo concetto si annodava la convinzione che le imprese dovessero comunicare non solo l’impatto economico del loro operato, ma anche quello ambientale e sociale.
Con l’esplosione dell’utilizzo del web, inoltre, si andava offrendo un maggior numero di informazioni aziendali. L’esplosione iniziale di dati accessibili in modo istantaneo e di strumenti di ricerca creava più possibilità di notare le debolezze per chi aveva interesse a trovarle, nonostante questi dati fossero ancora protetti rigidamente alla fonte dai responsabili della comunicazione aziendale.

Poi sono arrivati i social media e hanno sensibilmente alzato la posta in gioco.

Ai giorni d’oggi, chiunque lo desideri, può avere accesso anche solo con un cellulare ad una grande quantità di informazioni, può analizzarle, filtrarle e trasmettere le proprie opinioni ai propri contatti fino ad arrivare ai network più importanti e influenti. Allo stesso tempo, la CSR inizia a diventare un concetto di business mainstream credibile, anche a causa della recente crisi economica-finanziaria e della crescente preoccupazione sui cambiamenti climatici.
La combinazione di Social media e CSR è stata collegata ad un raro “allineamento astrale”: i titoli mondiali sulle questioni ambientali e sociali, le nuove tecnologie, le crisi economiche internazionali e il miglioramento della consapevolezza dei consumatori hanno portato a un cambiamento nelle aspettative circa il comportamento delle aziende e circa le loro comunicazioni.

Chiedete alla Nestle della loro recente inversione di marcia sull’olio di palma grazie a 1.5 milioni di visualizzazioni della campagna portata avanti da Greenpeace su YouTube o alla BP del disastro petrolifero nel golfo del Messico. Per esempio, l’esperienza recente di BP (o #oilspill come è meglio nota su twitter) con i social media è stata disastrosa, ha visto di tutto, da gare anti-logo, ad account di protesta su Twitter e Facebook, a infiniti articoli apparsi su blog, fino a tentativi naive di comprare link e termini di ricerca. Una citazione da Wired.com riassumeva bene l’approccio; BP è “più preoccupata di lucidare la sua reputazione che di ripulire il casino che ha fatto.” BP ha perso oltre il 50% del prezzo delle azioni in due mesi. Immaginatevi se avessero adottato un approccio diverso e avessero alzato le mani dicendo “abbiamo fatto un errore e abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile”.
Era improbabile che lo dichiarassero apertamente, visto il loro approccio tradizionalmente sulla difensiva per quanto riguarda le comunicazioni aziendali, ma Pepsi in questo ha visto un’opportunità e ha fatto esattamente così.
La loro campagna Refresh ha chiesto alle persone di votare la soluzione migliore per aiutare a risolvere il problema del Golfo e ha offerto un premio di 1.3 milioni di dollari. Un atto responsabile dal punto di vista sociale e ambientale o una cinica opportunità di marketing? Decidete voi, ma è una dimostrazione molto diversa di CSR e di approccio ai social media, e se non altro ha portato un po’ di aiuto veramente necessario per il Golfo del Messico, a prescindere dalle motivazioni pubblicitarie.

Il cuore della CSR
Il cuore della CSR è la comunicazione. Se si considerano e si comunicano in modo chiaro, trasparente e autentico gli impatti finanziari, ambientali e sociali, per definizione bisogna ascoltare, considerare e rispondere al più ampio gruppo possibile di portatori di interesse.
Da una parte la CSR aiuta a gestire il rischio e a sfruttare le opportunità attraverso una comprensione maggiore, dall’altra i social media forniscono una perfetta comunità di utenti da coinvolgere.

Se si combinano gli argomenti generalmente emotivi che la CSR tenta di gestire con la dimensione degli utenti offerta dai social media si ottiene un potente veicolo comunicativo. Uno dei migliori esempi attuali è quello del movimento Earthkeepers di Timberland: un allineamento strategico di valori autentici del brand, CSR e social media. In questa sede il marchio globale ha unito una ovvia connessione all’ambiente esterno, a cui i suoi prodotti si rivolgono, con una campagna pubblicitaria coinvolgente, con un forum online per il dialogo con gli stakeholder, con conference call presiedute dal CEO, con le performance di CSR rendicontate online ogni trimestre, con dei video ben riusciti, con gruppi di Facebook e con molto altro.

In sostanza: CSR + social media = maggiore trasparenza e un nuovo bacino di opportunità.

Consigli per ottenere il massimo dalla CSR e dai social media


Da un articolo di
David Connor, per visionare il testo originale clicca qui

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Da oltre 20 anni a supporto delle organizzazioni sui temi della Legalitu00e0 e nel loro percorso di Sostenibilitu00e0 e Responsabilitu00e0 Sociale
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