Ad un anno dal crollo della fabbrica di abbigliamento Rana Plaza in Bangladesh, che uccise più di 1000 persone, è chiaro che molti passi in avanti devono ancora compiersi prima che la situazione migliori per i lavoratori appartenenti alle catene di fornitura globali.

Anzi, secondo un report redatto da Ceres e Sustainalytics e che traccia i progressi fatti dalle aziende rispetto a questioni di sostenibilità, il 42% delle 613 più grandi aziende statunitensi non ha ancora previsto codici di condotta per i fornitori che riguardino la protezione dei diritti umani nelle supply chains

Nella Roadmap per la Sostenibilità preparata da Ceres, vengono statuite alcune aspettative specifiche per le aziende, relativamente alla gestione delle supply chain e una delle principali è che le imprese si assicurino che i fornitori rispettino i loro stessi standard ambientali e sociali, inclusa la comunicazione degli obiettivi e dei parametri di valutazione delle performance.  

Nonostante, da una parte, sia indubbio che occorrano sforzi, investimenti ed impegno per implementare strategie di business sostenibili lungo tutte le catene di fornitura globali, dall’altra è altrettanto indubbio che le aziende debbano dimostrare di essere attente e proattive rispetto a questi temi: la posta in gioco per le aziende e gli investitori è sempre più alta, ma soprattutto, molto spesso, sono le vite dei lavoratori ad essere in gioco. 

Fintanto che le aziende non eleveranno la sostenibilità a valore essenziale anche per l’approvvigionamento, che sia allo stesso livello di variabili come la qualità e il prezzo, i fornitori non saranno incentivati a far fronte alle aspettative di tipo ambientale e sociale contenute nei codici di condotta dei loro clienti.

Secondo il report citato, il 47% delle aziende dimostra di aver incluso alcuni criteri di tipo ambientale o sociale nei processi decisionali relativi all’approvvigionamento ma, in virtù dell’attenzione rivolta all’impatto che le imprese apportano alla loro catena di fornitura (in vari settori), ci si può aspettare che questa percentuale sia in realtà maggiore.

Le aziende, specialmente i maggiori marchi internazionali, hanno il potere di influenzare significativamente il comportamento dei propri fornitori. In qualità di clienti, possono insistere affinchè i fornitori si conformino agli standard internazionali sui diritti umani e possono aiutarli a migliorare le proprie performance sostenibili attraverso incentivi, tecnologia e formazione. Le aziende sanno che il benessere del business e il successo dipendono dalla gestione della sostenibilità all’interno delle catene di approvvigionamento.

Il report, che verrà reso pubblico il prossimo 30 aprile, mostrerà un lieve aumento nel supporto che le aziende offrono ai fornitori per migliorare le performance sociali e ambientali. Un terzo delle imprese considerate nel campione ha avviato attività di coinvolgimento dei fornitori relativamente alle performance di sostenibilità e c’è ancora molto spazio per migliorare in un contesto in cui la condivisione di esperienze e buone pratiche di sostenibilità può solo rafforzare la resilienza delle catene di fornitura globali. 

L’anniversario del Rana Plaza, comunque, dovrebbe suggerire a tutti un impegno più forte nel cambiamento e nell’accelerare le azioni volte a rendere più sicure e sostenibili le catene di fornitura. 

 

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