Che cos’è la CSRD

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è la nuova normativa dell’UE che impone a tutte le grandi aziende di pubblicare relazioni periodiche sulle loro attività di impatto ambientale e sociale, con l’obiettivo di rendicontare in particolare la situazione dei capitali intangibili – intellettuale, umano, sociale e relazionale[1]. Questo report ha il fine di facilitare gli investitori, i consumatori, i responsabili politici e le altre parti interessate nella valutazione delle prestazioni non finanziarie e allo stesso tempo di incoraggiare le aziende a prendere decisioni responsabili.

A chi si rivolge la direttiva

Questa direttiva stabilirà lo standard in base al quale all’incirca 50.000 aziende (in precedenza 11.000) dell’UE dovranno rendicontare il proprio impatto climatico e ambientale. Sostituirà la direttiva NFRD – direttiva non finanziaria – introducendo, così, requisiti di rendicontazione più dettagliati e ampliando il numero di società che devono conformarsi[2]. A livello nazionale, invece, si prevede che la normativa coinvolga più di 3.000 imprese, con sede principalmente in Lombardia, Lazio e Veneto[3]. In particolare, coinvolgerà grandi aziende, banche e assicurazioni europee, quotate e non quotate, con sede anche al di fuori dell’UE, che soddisfino almeno due dei 3 seguenti requisiti[4]:

  • – 40 milioni di euro di fatturato netto;
  • – 20 milioni di euro di patrimonio;
  • – 250 o più dipendenti.

Inoltre, questa normativa sarà applicata sia alle filiali nel territorio dell’UE che alle società che non sono stabilite nell’UE, ma che vi abbiano titoli nei mercati regolamentati, con eccezione delle microimprese quotate.

 

I contenuti del CSRD

Ai sensi della direttiva 2014/95/UE le aziende per rispettare i requisiti richiesti dalla NFRD dovevano pubblicare informazioni relative a[5]:

  • – protezione ambientale;
  • – responsabilità sociale;
  • – trattamento dei dipendenti;
  • – rispetto dei diritti umani;
  • – anticorruzione e concussione;
  • – diversità nei consigli amministrativi.

Con l’introduzione della nuova direttiva CSRD le aziende devono aggiungere ulteriori requisiti su:

  • – doppia materialità: rischio di sostenibilità + impatto aziendale su società e ambiente;
  • – processo di selezione materiali aziendali;
  • – divulgazione di informazioni con relazione ai beni immateriali;
  • – reporting sul SFDR e il regolamento UE sulla tassonomia;
  • – informazioni più lungimiranti su obiettivi e progressi.

 

Il CSRD e i pilastri della sostenibilità

Le aree ambientale, sociale e di governance sono collegate alla prospettiva di doppia materialità in quanto le aziende dovranno riferire non solo la rendicontazione finanziaria ma anche i problemi di sostenibilità e gli impatti su attività, ambiente e persone[6].

Per quanto riguarda i fattori sociali, questi includeranno parità di trattamento e opportunità per tutti, compresi:

  • – parità di retribuzione,
  • – di formazione e sviluppo delle competenze,
  • – di misure contro violenza e molestie sul posto di lavoro.


Invece, i fattori di governance includeranno:

  • – il ruolo degli organi di amministrazione, direzione e controllo di impresa;
  • – informazioni su eventuali piani di incentivazione offerti ai membri degli organi di amministrazione;
  • – etica e cultura aziendale, inclusi anticorruzione, impegno dell’impresa ad esercitare la propria influenza politica e rapporti con i clienti, fornitori e comunità.
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[1] Bernoville, 2022 (https://plana.earth/academy/csrd-corporate-sustainability-reporting-directive/)

[2] Wajon e Hinrichsen, 2021 (https://normative.io/insight/csrd-explained/ )

[3] Scappini e Scappini, Euroconference News, 2022.

[4] Ibidem.

[5] Bernoville, 2022 (https://plana.earth/academy/csrd-corporate-sustainability-reporting-directive/ )

[6] Simmons+Simmons, 2022 (https://www.simmons-simmons.com/en/publications/ckq2dt9nx1jdk0957na53e2j3/corporate-sustainability-reporting-directive-provisional-agreement )